Origini & Restauro

Situato nel cuore del centro storico e affacciato sul porto antico, il palazzo è un prestigioso
Palazzo dei Rolli del 1624, commissionato dalla famiglia Durazzo per ospitare dignitari.

Nel corso dei secoli ha avuto diverse destinazioni d’uso, dall’università all’ufficio;
dal 2023 è tornato alla funzione originale di ospitalità.

Intervento architettonico e concept

    Curato dall’Arch. Emanuela Brignone Cattaneo, la ristrutturazione è durata sette anni, con l’obiettivo di integrare rigore storico e contaminazioni contemporanee. I vincoli storici, dalla facciata decorata alle sale affrescate, sono stati salvaguardati con cura, mentre gli interni sono stati arricchiti da opere d’arte contemporanea (Sam Falls, Nam June Paik, Tomás Saraceno). È una "dichiarazione di rinascita" per Genova: patrimonio storico e lusso autentico si intrecciano in un percorso che valorizza l’identità locale, tanto cara a Emanuela e Giacomo.

Design delle 12 suite

Ogni suite è unica, progettata su concept tematici legati alla storia e al viaggio.

Il Doge:

suite con soffitto affrescato originale, realizzato da Domenico Parodi negli anni ’30 del Settecento, su commissione di Stefano Durazzo, nipote del fondatore Cesare. Nettuno che placa i venti: il dipinto raffigura il dio del mare in pose dominanti, intento a domare i venti precedentemente incatenati, ad eccezione di Zefiro, il vento benefico, un potente simbolo del controllo sul mare, evocativo del ruolo di Stefano Durazzo come magistrato delle galee e doge. Lo spettatore ha la sensazione di trovarsi sul fondale marino, immerso in un mondo mitologico.
L’effetto è rafforzato dall’uso di vere conchiglie e gorgonie incastonate nelle pareti, che accrescono l’effetto scenografico.
L’affresco non è solo decorazione artistica, ma una vera allegoria: la tempesta (i venti) venga placata dal dio, un parallelismo visivo del potere esercitato dai Durazzo sul Mediterraneo.
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Quattro Fiumi:

la Suite è dedicata ai quattro principali fiumi della Liguria; Bisagno, Polcevera, Magra, Varo; raffigurati con elementi allegorici:

  • Bisagno è simboleggiato da un cavolo (richiamo agli ortaggi della valle)
  • Polcevera da grappoli d'uva (in riferimento a Coronata)
  • Magra e Varo segnano i confini regionali
  • Al centro, un affresco di Nettuno con la moglie Anfitrite, a sottolineare il ciclo vitale dell’acqua e il dominio marittimo del doge Stefano Durazzo

Le Quattro Stagioni:

è dedicata al tema delle quattro stagioni, suggerendo un mutamento continuo e un’atmosfera sospesa, quasi meditativa. Un aspetto unico è la cappella privata adiacente, accessibile direttamente dalla camera. Il suo soffitto celadon crea un tono mistico senza un’impronta fortemente religiosa, conferendo quiete e raccoglimento agli spazi. La stanza è arredata con stile raffinato: un letto king-size, un baldacchino in stile pagoda rivestito in tessuto Ikat, che richiama il tema stagionale e l’esotismo del design. La palette dei colori, i tessuti e la vista sulla cappella creano un ambiente sospeso che evoca le stagioni e la spiritualità più che l'opulenza sfarzosa. La suite è pensata come un’esperienza narrativa, dove il soggiorno diventa spazio sacro e meditativo; un contrappunto funzionale e simbolico nel percorso di visita del palazzo.

L'Oriente:

è concepita come una tappa esplorativa della Cina settecentesca, resa attraverso i magnifici papiers peints che ricoprono le pareti e evocano atmosfere esotiche e raffinate tipiche della moda chinoiserie del Settecento.
Sul soffitto compaiono tritoni scolpiti da Domenico Parodi, che alludono simbolicamente al ruolo di Stefano Durazzo "protettore delle galee"; richiamando così all’antica vocazione familiare marinara.
La combinazione tra arte barocca (Parodi) e decorazioni decorative orientali crea un dialogo visivo tra il tema marino, ricorrente in tutto il palazzo e quello esotico della Cina.

Le Conchiglie:

la suite è ispirata alle grotte marine liguri, con un'interpretazione scenografica; soffitto e pareti sono decorati con conchiglie di diverse forme e colori, creando un’immersione visiva che richiama il fondo del mare.
Le finestre inquadrano la linea dell’orizzonte marino, così il tema del mare è presente sia nei dettagli decorativi che nella luce naturale.
L’elemento distintivo è il salottino-grotta, un ambiente contiguo alla camera principale ricoperto completamente di conchiglie; un set sensoriale e tattile unico.

La Cupola:

dominata da un gioco di volumi concavo/convessi, con soffitto
a volta e pareti dal movimento elicoidale ispirato alle conchiglie.
Il colore bianco e la luce fredda richiamano i mari del Nord.

La Musica:

celebra un "corso visivo e acustico" tra passato e modernità.
All’esterno, la vita di Via del Campo; all’interno, un’opera-revolution di Nam June Paik su una parete.
Elementi storici mantengono la chiave di volta originale e una finestra a trifoglio che guarda vicoli storici.

Le Ceramiche:

omaggio alla ceramica persiana (e non solo); la testiera richiama
tessuti orientali e gli scaffali espongono vasi di provenienze varie.

I Costumi:

la camera espone un costume da cerimonia ottocentesco, custodito all’interno di una teca. Non si tratta di un abito qualunque: è stato donato da Elena di Savoia, regina d'Italia e principessa di Montenegro, alla sua dama di corte genovese, Matilde Giustiniani Durazzo. Una preziosa testimonianza di legami stretti tra la casa reale e la famiglia Durazzo. Elena del Montenegro (1857 1922), prima principessa di Montenegro e poi regina consorte d’Italia per matrimonio con Vittorio Emanuele III, ha voluto omaggiare Matilde Giustiniani Durazzo, probabilmente come ringraziamento per servizi di corte o amicizia. Il costume riflette la raffinatezza orientaleggiante dell’epoca e il profondo legame tra le famiglie nobiliari europee. L’abito porta con sé un forte valore simbolico ed emotivo: non solo un indumento, ma un gesto storico che unisce il palazzo, la famiglia e i contesti regali dell’Ottocento.

Via del Campo:

affacciata sulla vivace e multietnica Via del Campo, la stanza trasporta l’ospite nel cuore del caruggio; tra botteghe esotiche, vicoli e profumi, rappresentando il contrasto tra nobiltà e quotidianità popolare; un mix caratteristico del centro storico genovese.
De André: la stanza è un tributo al celebre cantautore genovese in memoria della sua canzone su Via del Campo. Richiama la Genova bohémien, le sue celebri botteghe, l’emigrazione culturale e l’atmosfera della via stessa.

Concept & filosofia

Emanuela spiega: "a Genova la bellezza è dentro, devi aprire la porta per scoprirla",
il progetto riflette questa visione, svelando tesori nascosti e ospitando narrativamente il concetto di viaggio.
L’intervento congiunto di design e arte trasforma il palazzo in un’esperienza immersiva tra passato e presente per città e ospiti.
Palazzo Durazzo Suites si impone così come un esempio eccellente di come valorizzare il patrimonio familiare e urbano
attraverso un progetto architettonico, curato da Emanuela e una visione di rinascita culturale condivisa con Giacomo.
È un ponte tra secoli di storia e una nuova idea di ospitalità di lusso senza tempo.

I Durazzo, originari della città albanese di Durazzo, migrarono a Genova nel tardo XIV secolo. Il loro prestigio crebbe rapidamente: diventarono una delle principali famiglie patrizie genovesi, con ben nove dogi eletti tra il 1573 e il 1805. Nel 1622 la famiglia acquistò il Castello di Gabiano, ricevendo da lì il titolo di marchesi di Gabiano. Questa tenuta rimase nei discendenti, fino a quando, nel XX secolo, passò ai Marchesi Cattaneo Adorno. Oggi il Marchese Giacomo Cattaneo Adorno è discendente diretto di quelle famiglie storiche e detiene un vasto patrimonio: tra cui il Castello di Gabiano (gestito insieme ai figli e alla moglie Emanuela) e, appunto, il Palazzo Durazzo. Il palazzo fu costruito nel 1624 da Cesare Durazzo per ospitare dignitari stranieri, entrando nel sistema dei Palazzi dei Rolli. Rimase nella famiglia Durazzo fino al XIX secolo, subendo poi diversi passaggi di proprietà fino a tornare, con le linee ereditarie incrociate dei Cattaneo e Adorno, ai Cattaneo Adorno, da cui proviene Giacomo. Attualmente l’edificio è di proprietà diretta della famiglia Cattaneo Adorno, che lo ha rivitalizzato: dal 2023 è un boutique hotel di lusso composto da 12 suite, con restauro firmato da Emanuela e direzione artistica condivisa da Giacomo e da Cesare Barro, rendendo omaggio alle radici storiche della famiglia.

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